venerdì 23 novembre 2012

Friedrich Nietzsche

Ho conosciuto le opere di Friedrich Nietzsche un anno fa, quando ho cominciato a leggere "Umano, troppo umano". Inizialmente credevo che arrivare al termine del libro sarebbe stato faticoso (se non addirittura noioso), ma mi sono dovuta ricredere. Le sue parole mi hanno colpito molto, e ora cercherò di spiegare perché, attingendo anche dalle spiegazioni che ho trovato sul libro di filosofia che usiamo a scuola.
La prima fase dell'opera di Nietzsche riguarda i suoi scritti giovanili, tra cui il più importante è forse "La nascita della tragedia". Leggendo una di queste opere, possiamo facilmente  notare l'influenza di Schopenauer, autore che Nietzsche impara a conoscere e ad apprezzare dopo la lettura di "Il mondo come volontà e rappresentazione".

"La nascita della tragedia" è, a mio parere, un'opera molto interessante e originale perché utilizza la tragedia greca per descrivere gli impulsi che animano lo spirito dell'uomo. Essa si basa, infatti, sulla distinzione tra "apollineo" e "dionisiaco". L'apollineo è un atteggiamento di fuga di fronte al divenire e Nietzsche lo paragona alle equilibrate e limpide forme della scultura greca antica. Il dionisiaco è il contrario: è la forza vitale, la partecipazione al divenire e si esprime con la musica.
Una cosa che mi è parsa interessante riguardo a questi concetti è che Nieztzsche, andando contro il pensiero dominante che descrive la civiltà greca antica come estremamente equilibrata e serena, afferma invece che essa era caratterizzata da un atteggiamento dionisiaco nei confronti della vita: i Greci infatti erano consapevoli degli aspetti negativi e crudeli della vita, ed è per questo che mettevano in scena le tragedie. Riuscivano a scorgere ovunque il dramma, la futilità, la caducità dell'esistenza umana. Proprio per questo, si rende conto Nietzsche, i Greci inventarono gli Dei: avevano bisogno di una convinzione che facesse loro credere di essere in qualche modo protetti, di avere uno scopo. Ma le convinzioni (soprattutto quelle religiose) non sono altro che gigantesche illusioni che l'uomo utilizza per rendere accettabile la vita, crudele e dolorosa.
In ogni caso, Nietzsche era convinto che l'atteggiamento ottimale da assumere di fronte alla durezza dell'esistenza fosse quello dionisiaco. L'unico modo per sopportare la triste realtà è l'accettazione della vita, e Dioniso è il dio che incarna le passioni, le risa, l'ebrezza. In questo caso, pur ispirandosi a Schopenauer per quanto riguarda la concezione pessimistica dle mondo, Nietzsche contesta la soluzione proposta dall'altro filosofo, ovvero quella di cancellare la volontà di vivere. Al contrario, intende accettare la vita, addirittura esaltarla.  

Il secondo periodo dell'opera di Nietzsche è quello "illuministico". Ha preso questo nome non perché si ispira all'Illuminismo settecentesco, ma perché il filosofo era convinto che l'uomo potesse operare un'analisi critica della cultura attraverso la scienza (che in questo caso è intesa come metodo di pensiero in grado di rischiarare la mente degli uomini dagli errori a cui essa è soggetta). 
I due concetti principali di questo periodo sono "lo spirito libero"e "la filosofia del mattino". Lo spirito libero è l'uomo che riesce a liberarsi dall'oscurità del passato e crea una filosofia nuova, non soggetta a regole precostruite ma del tutto libera.

La morte di Dio è un altro concetto che mi ha affascinato. La visione del mondo che Nietzsche descrive in questo caso, così cruda e pessimistica, mi ha fatto riflettere molto. In poche parole, il filosofo spiega che tutto ciò in cui crediamo (convinzioni religiose innanzitutto) non è che una grande illusione. Siamo abituati a pensare che il mondo sia un luogo governato da leggi benefiche o che esista un Dio che si prende cura di noi o semplicemente che l'universo si retto dall'equilibrio e dalla logica. Ebbene, non è così. Ogni convinzione non è che un modo che gli uomini hanno inventato per sopportare la verità: non esiste nessuno scopo, nessun ordine, nessuna sicurezza. L'umanità è in balia di un cosmo basato sul caos e fa di tutto per non pensarci.
Dio, in questo quadro generale, è la figura che raggruppa in sè ogni genere di credenza illusoria. Con la frase "Dio è morto e siamo stati noi ad ucciderlo", Nietzsche intende dire che, lentamente, gli uomini cominciano ad accorgersi della dura verità e la forza delle convinzioni va scemando.
Credo che questo pensiero sia molto interessante. I nostri genitori, gli insegnanti, tutti ci insegnano a pensare che ci sia qualcosa di logico nella nostra vita. Ma se davvero non fosse così? Se ogni rassicurazione non fosse che un'illusione? Se noi stessi non avessimo nessun destino, nessuno scopo? è abbastanza impressionante, a pensarci bene, ma è una riflessione con cui prima o poi bisogna confrontarsi.

Durante il cosiddetto "periodo di Zarathustra", Nietzsche delinea la figura del superuomo. Il superuomo è una sorta di soggetto ideale che, una volta scoperta la morte di Dio, la supera e la accetta così come accetta la dura verità del mondo. Un'idea che mi ha colpito è che, secondo Nietzsche l'uomo può diventare superuomo solo dopo essere passato sul cadavere di tutte le divinità". Mi sembra un'idea un po' azzardata, perché uccidere ogni illusione sarebbe come perdere completamente la speranza verso il mondo e la vita.